Maison mère con Phia Ménard

Teatro Massimo di Cagliari: Contes Immoraux | Part 1: Maison mère con Phia Ménard | Compagnia Non Nova

La performance che Phia regala agli spettatori ha dell’incredibile: a partire dalla capacità di interpretare un look punk ispirato ai replicanti di Blade Runner senza farlo sembrare un costume fino alla prova di forza fisica a cui si sottopone, tra gli sguardi attoniti di chi osserva, nel costruire un grande edificio di cartone. Perché il cartone? La spiegazione risiede in una vicenda familiare: suo nonno fu una delle vittime del bombardamento di Nantes nel 1943. La guerra, questa infamia calcolata e voluta dai potenti persegue la distruzione affinché la speculazione edilizia possa prosperare sulle spalle dei disperati.

Non una parola viene consumata, tutto si svolge nel silenzio rotto dai rumori fisici del lavoro: il nastro di scotch che si srotola, il fruscio del cartone, i sospiri, i puntelli che cadono. La fatica è palpabile e l’edificio prima indistinto diviene casa, rifugio, gabbia fino ad assurgere a tempio. La similitudine con il Partenone è evidente, simbolo d cultura e civiltà. La sensazione di bellezza e di sicurezza però dura un attimo: uno scroscio costante, sempre più forte e incessante di pioggia distrugge ciò che è stato costruito inesorabilmente fino a ridurre l’edificio in una poltiglia ferita.

Non c’è spazio per i rimpianti, solo un vago smarrirsi nel disastro da parte dell’attrice. Finito il diluvio, il cui clamore è salito fino a coprire ogni altro senso dato che la nebbia ha reso palco e platea ciechi, Phia raccoglie tra le macerie i pochi strumenti di cui si è avvalsa per erigere la sua casa e lascia intuire che ci riproverà, che non tutto è perduto, che ci saranno altre case da costruire. Una metafora delicatissima della precarietà umana. Un lavoro forte, essenziale e poetico.

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