Alcune osservazioni sulla Milano Men Fashion Week 2018

Il primo fu Giacomo Leopardi, che nel rimembrare il dolore passato scrisse di una certa dolcezza insita nel ricordo stesso, nella capacità di smussare spigoli un tempo taglienti e osservarli da una nuova prospettiva. L’arte e la moda aderiscono perfettamente a questo meccanismo mentale, facendo del citazionismo una sorta di gioco che è anche solida roccia su cui appoggiare opinioni e concetti contemporanei, veicolando un immaginario fatto di mood trascorsi, fantasie ageé, tagli vistosamente retrò.

Assistiamo così sulle passerelle della fashion week maschile ad un continuo revival, che di fatto revival non è, perché non si tratta di costumi e rivisitazioni ma di reinterpretazioni di capi, tessuti, accessori appartenenti ad altre epoche letti in chiave moderna. Urgente appare la contaminazione tra il guardaroba sportivo e quello elegante in un mix and match di colori e materiali sempre più sofisticato. I trench classici si tagliano a laser, si utilizzano tessuti ipertecnologici frutto di ricerca continua sul campo, all’insegna della vestibilità, della performance ma anche della forma.

Altra caratteristica evidente è l’affacciarsi di una vera e propria corrente, indubbiamente creata per soddisfare una sempre più vasta clientela, che attinge sia dal repertorio maschile che femminile per ottenere un alchemico composto che sa di chimera. Dalla morbidezza delle forme tipiche del guardaroba delle donne vengono ricavati perfetti completi da uomo di taglio sartoriale. I bermuda perdono la durezze delle cuciture jeans per alleggerirsi e cadere soffici sulla gamba. Le camicie si animano di fantasie unisex e sono arricchite spesso da dettagli in pelliccia, rouges, o punti luce di rhinestones. Gli accessori scardinano definitivamente la rigidità binaria della distinzione tra i sessi con una profusione di spille, borse, cappelli, sciarpe adatte sia al pubblico maschile che femminile.

Anche la rigida eleganza del doppiopetto (riproposto da Giorgio Armani) assume un aspetto più delicato perché realizzato in velluto, tessuto che appartiene per tradizione ad entrambi i sessi, e che mantiene insita nel tempo una regalità che lo rende autorevole ma meno formale.

In un caleidoscopio di colori e negazioni cromatiche, di colour block e fantasie barocche (gli stemmi iconici della maison Versace per esempio: le catene e la medusa), di trovate più legate alla comunicazione della moda che alla moda stessa (la performance di Dolce & Gabbana) il made in Italy sembra non conoscere battute d’arresto, con un fatturato in aumento costante e un investimento notevole nelle nuove generazioni di creativi, che stride con i tanti settori in crisi della nostra penisola (ricerca, scuola, università, industria).

Quindi possiamo chiederci: a quando un giubbotto di salvataggio?

 

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