Ancora droghe, piercing e luoghi comuni

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2015/08/11/news/messina_l_ultima_notte_di_ilaria_vado_a_cercare_una_pasticca_di_ecstasy_-120779939/

Parte da questo ennesimo articolo di cronaca purtroppo molto triste nella sua banalità la mia riflessione sugli organi di stampa. L’intro dell’articolo infatti tende a dipingere la ragazza morta a causa della droga come una sbandata ai limiti del poco di buono.  Perchè la cosa mi fa infuriare? Intanto perchè pare che non fosse per niente così ma anzi si trattasse di ragazzina timida e serena. Chi scrive per Repubblica deduce una vita disagiata da cosa? “Era particolarmente inquieta questa ragazzina di 16 anni con il viso sfigurato da cinque piercing, compreso una perla sulla lingua, il lobo dell’orecchio destro sfondato, i capelli cortissimi rasati alle tempie a darle un aspetto ancor più mascolino”. Addirittura??? Evidentemente chi scrive, Alessandra Ziniti,  è stata bloccata in un buco nero per 20 anni se non si rende conto che chiunque ha i piercing oggi, cinquantenni compresi/e e che il viso della ragazza è molto pulito e carino, non appare affatto sfigurato. E il taglio di capelli è quello che va di moda e che portano sia i ragazzi che le ragazze da almeno 3 anni. Mi agghiaccia anche la vaga insinuazione che se una ragazza ha un aspetto mascolino allora c’è qualcosa che non va. Ma stiamo scherzando???

Ora mi chiedo: come si può permettere a una giornalista di scrivere per quella che “dovrebbe” essere una importante e attendibile testata nazionale cose di questo livello? Palesemente chi scrive o ha 98 anni di cui gli ultimi 70 trascorsi in una buia grotta sottomarina oppure è una bigottona che nulla sa di cosa succede al di fuori dell’altarino su cui va a pregare.

In un caso o nell’altro trovo orribile dire “sfigurata” ad una ragazzina graziosa che forse per noia, forse altro motivo, ha sbagliato e ha pagato a caro prezzo. Trovo irrispettoso un aggettivo del genere rivolto ad un viso invece pulito e che per nulla racconta storie di disagio, lo trovo irriverente nei confronti della famiglia che ha già da sopportare un peso enorme per tentare di mandare avanti una vita che non sarà più la stessa. Complimenti in tal senso anche alla frase “la madre, Mihaela Ilie, 45enne romena, inserviente presso il Policlinico, aveva tentato invano di raggiungere preoccupata dal mancato rientro di quella figlia ribelle e trasgressiva con la quale aveva litigato poco prima che uscisse, dandole alla fine quei 20 euro che forse le sono serviti per acquistare la pasticca fatale” che oltre alla lieve nota razzista aggiunge un carico da 90 facendo leva sul senso di colpa.

Aldilà quindi del serpeggiante moralismo e del qualunquismo sul disagio giovanile (che, aprite gli occhi, in ogni epoca esiste per il semplice fatto che l’essere umano è così) ho trovato poco sensibile per non dire altro questo articolo e soprattutto il modo di approciarsi. Ancora  nel 2015 dobbiamo leggere luoghi comuni e banalità sui piercing così spicciole che sembra veramente vergogonoso doverne stare ancora a parlare.

Altra frase da sottolineare “…i compagni di quello sballo che per questa sedicenne dark, affascinata da gruppi satanisti ed emo”. Non so neanche da che parte cominciare per demolirla. 1) gentile Alessandra Ziniti lei lo ignora ma dark ed emo sono culture, o controculture se preferisce, che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra, nascono in epoche diverse, si alimentano di riferimenti musicali, letterari e di costume differenti e utilizzano abbigliamento altrettanto differente. 2) Ilaria non era affatto dark a giudicarla dal suo look ma che glielo dico a fare? Tanto lei non conosce le differenze. 3) Il satanismo, vero o presunto, associato a queste culture è una solenne fesseria che si addice più a blog di alfieri della madre chiesa et similia che non a testate giornalistiche dato che è stato ampiamente documentato da anni e anni e anni e ancora anni di indagini sul tema.

A chi serve questo tipo di giornalismo? Non di certo a far riflettere sulla questione droga, ma solo ad alimentare luoghi comuni di cui ci si dovrebbe disfare valutando i fatti e non le apparenze.

Detto ciò non leggo più Repubblica da molto tempo, da quando la sua credibilità ai miei occhi è stata erosa da decine di piccoli segnali che me la fanno percepire più vicina all’intrattenimento che all’informazione.

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14 risposte a Ancora droghe, piercing e luoghi comuni

  1. Rusty ha detto:

    Davvero scandaloso quell’articolo..sarebbe da radiarla dall’albo dei giornalisti se esiste un l’albo dei giornalisti 😉

  2. Beith ha detto:

    Vorrei non aver letto l’articolo. Adesso Repubblica potrà cantare una visualizzazione in più!
    Se non fossero abbastanza i pregiudizi della “giornalista” dobbiamo anche sorbirci una marea di commento inutili ad una vicenda che può essere tutto e niente, viene infatti specificato che ancora non si sa, di cosa sia morta la ragazza!
    Questo è un articolo? O il diario segreto di una persona che preferisce fare pettegolezzo, piuttosto che informazione?

    • arrevexio ha detto:

      Come non concordare con te? Ovviamente io ho inserito il link diretto all’articolo in modo che non mi si possa accusare di avere manipolato la notizia o interpretato liberamente. Le parole son quelle, nero su bianco. Inconfondibili. Un episodio verament eimbarazzante e di scarsissimo rispetto verso la vittima.

      • Beith ha detto:

        Ma si, certamente! È importante avere la fonte alla mano! La cosa triste è che non è la prima volta, che mi pento di aver aperto un link a Repubblica..

  3. Simone aresu ha detto:

    Io in quella ragazza ho visto solo dolcezza, e una ricerca personale e di espressione , libera per altro, conquistata e giustamente pretesa. Una brutta tragedia , un prezzo troppo alto pagato per quella voglia di evasione da una realtà tanto lontana e troppo spesso avversa.Certe persone non dovrebbero avere la possibilità di scrivere cose cosi antiquate e bigotte. Avete sentito la preside della sua scuola? :”rimane il dubbio, il rimorso di non aver fatto abbastanza per lei “. Sostenerla aiutarla ad aprire la mente al mondo? Infondere in lei l’idea che un posto al mondo ci sarebbe stato anche per lei ? Qualche domanda sorge no?

    • arrevexio ha detto:

      Hai perfettamente ragione. Io poi ho un’idea del giornalismo molto diversa. Il giornalista dovrebbe essere quella persona colta e super partes che mi fornisce informazioni e notizie aiutandomi a formarmi un’opinione basata sui fatti. Cosa dovrei imparare da un articolo come questo? Trasuda tutta l’indecenza della mancanza di empatia e comprensione di cui la società è piena. Si nutre dei luoghi comuni e del pregiuzio. Era qualcosa di non pubblicabile.

      • Simone aresu ha detto:

        Già c’è carenza di persone colte , super partes è proprio fantascenza. Informazione di regime, giornali di partito ed estenuenti servizi copia incolla del tg di turno. O uno impara a costruire la propria idea cercando il più possibile di avvicinarsi alla realtà dei fatti, ma traducibile in prima battuta e alle volte solo intuibile da dettagli che non tornano a una mente minimamente analitica o si soccombe nel creder comune, frutto della superficialità e del mainstream catto/liberalneofascio e satanicamente,quello si, capitalistico.

  4. Silvietti ha detto:

    Boh, che ti devo dire? Applausi.

  5. Tigre Palmare ha detto:

    Grazie per il tuo articolo. .. a scrivere sulle testate giornalistiche dovrebbero esserci più persone come te più tosto che la signora Alessandra ziniti, che con quel suo articolo ha infangato una famiglia che sarà già distrutta dal dolore.

    • arrevexio ha detto:

      Ti rignrazio tanto per questo tuo commento che prendo come un complimento; figurati che penso che per scrivere su un quotidiano occorrono doti tecniche e personali enormi che io stesso non ritengo di possedere. Grazie 🙂

  6. carlo ha detto:

    Fosse solo repubblica, ma è ovvio, non è una questione del singolo giornalista bigotto et similia, la realtà dei fatti è che ci ritroviamo di fronte ad una decadenza sociale che corre ormai all’impazzata. Qualcuno diceva che la cultura dominante è quella della classe dominante, negli ultimi tempi questa cosa si sta palesando un po’ troppo pesantemente.

    • arrevexio ha detto:

      Sono d’accordo con la tua affermazione Carlo, chi ne paga le conseguenze è il cosiddetto “senso comune” che vira pericolosamente su toni egoisti, razzisti e decisamente ignoranti.

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