sabato 3 giugno allo Zalus: Oldies but Goldies

Sabato 3 giugno allo Zalus Club di Cagliari: Oldies but Goldies la serata dedicata alle sonorità post punk, dark, wave, punk degli anni ’80. Insieme ai grandi nomi della scena musicale come Joy Division, Ramones, Clash, The Cure, Gary Numan anche selezionati artisti nostrani come Diana Est e Alberto Camerini. La selezione musicale è a cura di Revenant e Palitrottu. Ingresso gratuito con tessera csen dalle ore 22.00.

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Sabato 13 maggio al Florio: Die Mechanische Ballet

Sabato 13 maggio dalle 21 il Florio di Cagliari ospiterà Die Mechanische Ballet, la serata dedicata alle sonorità darkwave, industrial, powernoise, gothic e ebm. Oltre al dj set di Revenant  ci sarà una special guest per l’evento: dj Blackdeath 1334, resident dello Slimelight di Londra. A corredare l’atmosfera le straordinarie opere dell’artista Daniele Serra che con l’inedito concept Nocturnal ci regala un meraviglioso viaggio nel mondo degli incubi.

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25 aprile festeggiamenti e riflessioni

Come anticipato dal post pubblicato su FB utilizzo questo spazio per una modesta riflessione su cosa significa festeggiare il 25 aprile oggi.

Sono stato alla manifestazione di Cagliari e ho notato che esiste un salto generazionale notevole tra i partecipanti. Ci sono gli anziani, i partigiani superstiti, le associazioni di settore, ci sono le autorità e anche molti genitori con bambini piccoli ma l’affluenza resta scarsa rispetto all’importanza dell’evento e non comprende tutta la fascia 20/40 anni.

Rifletto che la scuola ha sempre meno tempo e strumenti per far luce su quel periodo storico che ha portato il fascismo al potere e che la memoria di quella barbarie vada scemando nelle menti delle nuove leve. La comunicazione sicuramente andrebbe svecchiata per poter raggiungere le generazioni attuali ed evitare solo l’effetto “nostalgia” così come il messaggio, perchè se è vero che bisogna celebrare l’essersi liberati del giogo fascista è altrettanto importante insegnare alle nuove generazioni che esistono molte forme di fascismo che si annidano nella società e che vanno combattute. Non c’è  bisogno di svastiche naziste per compiere sopprusi e quindi bisogna stare vigili e stanare i pericoli di ogni giorno.

Sono da considerare fascismo: la violenza sulle donne e i più deboli compresi gli animali, il razzismo, l’omofobia, la xenofobia, tutte le forme di suprematismo.

La libertà di oggi è l’eredità preziosa di chi si è sacrificato per i diritti civili prima che noi venissimo al mondo e quel sacrificio non va sprecato ma onorato ogni giorno. Per questo mi chiedo come mai tante persone diano per scontate le loro libertà e si dimostrino ingrate e superficiali. Mancavano all’appello anche tante “categorie umane” che pretendono massima attenzione sulle loro battaglie ma evidentemente non sono altrettanto elastiche da appoggiare quelle degli altri, e che soprattutto non si rendono conto che la loro possibilità di esercitare i diritti garantiti dalla Costituzione è proprio in virtù di ciò che ho scritto sopra. Mi aspetterei che tutte queste persone marcino al mio fianco per il mio e il loro futuro.

Insomma, festeggiare si ma con uno sguardo un po’ malinconico.

sdr

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venerdi 21 aprile Covo Art Cafe – Cagliari

Venerdì 21 aprile alle 21.00 al Covo Art Cafè di Cagliari: Death or Glory, serata dedicata alle sonorità darkwave, industrial, gothic, ebm a cura di Revenant e Athena. Ingresso libero

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Milano Fashion Week 2017: tutti i colori di Antonio Marras

La collezione presentata dallo stilista algherese si inserisce perfettamente nel mood a cui siamo avvezzi: intrecci familiari, l’amore per la natura, la memoria del vissuto si traducono in magie tessili e incanti contemporanei. Sfilano gli uomini e le donne di Antonio Marras in una collezione che non mira ad un target preciso ma che si presenta varia per età e scelte d’accostamento, con accessori vivaci. A richiami romantici come pizzi macramè, fiocchi e trasparenze si affiancano creazioni dai colori accesi, come tagli di luce, turbanti ispirati alle donne di Cuba, ma anche giubbotti floreali per l’uomo che riportano ad una contemporaneità delicata ma incisiva. Gessati anni ’20, simmetrie e asimettrie si sposano con le texture care allo stiliste: quadretti e stampe floreali per un risultato retrò ma anche moderno, spiazzante e di grande gusto. Giocando con forme e misure Antonio Marras costruisce architetture tessili per vestire il futuro, ma senza scordare le origini, con il passato cucito addosso insieme alla gioia e a un rinnovato spirito di ribellione.
Giacomo Pisano
con il prezioso contributo e le foto di Laura Frau
 
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Stato Migrante, il reportage di Roberto Pili in mostra a Cagliari

foto-locandina-roberto-pili-copia Il Centro Comunale d’Arte e Cultura il Ghetto ospita la mostra del fotoreporter Roberto Pili e da me curata. L’esposizione documenta gli sbarchi dei migranti a Cagliari dal 2011 al 2017 con grande perizia. All’interno della mostra anche la proiezione multimediale Diversamente Migranti, già ideata per il festival Marina Cafè Noir, e qui riproposta per fungere da contraltare e spingere ad una riflessione più completa del fenomeno che viviamo quotidianamente.

Per informazioni su orari d’apertura e contatti visitate il sito www.camuweb.it

consiglio a tutti la lettura della recensione alla mostra fatta da Enrico Pinna, collaboratore del quotidiano Sardiniapost ed esperto di fotografia.

A seguire il mio  testo di accompagnamento alla mostra

Roberto Pili

Stato Migrante

Se l’obiettivo di un fotoreporter è quello di raccontare storie attraverso le immagini Roberto Pili ha risposto pienamente alla chiamata che la sua professione esige.

In questo ampio reportage ha voluto immortalare i tanti sbarchi di migranti che si son susseguiti a Cagliari dal 2011 fino alla cronaca più recente. Non un lavoro inteso come semplicemente compilativo ma da interpretare come un viaggio in parallelo al popolo delle acque, un occhio attento e imparziale che osserva e riporta il susseguirsi degli eventi, la “macchina dell’accoglienza”, la gestualità.

Gestualità che mai appare stereotipata e costretta dalle convenzioni inevitabili che seguono lo sbarco a terra dei migranti: primo soccorso, controllo sanitario, identificazione e trasferimento. Le fotografie di Roberto Pili mantengono intatti il piglio del reporter e il dovere di cronaca ma restituiscono anche tutta l’umanità delle anime e dei corpi provati dal viaggio: può essere l’impercettibile tensione di un piede nudo così come uno sguardo profondo e pieno di parole non dette.

Il fotografo guarda aldilà delle scelte politiche, delle posizioni personali, delle opinioni di strada e presenta la realtà senza artifici e senza indulgere in un sentimentalismo che spesso non basta a suscitare l’empatia di chi osserva, l’occidentale pronto a giudicare e spesso dimentico dei sui fratelli di sangue volati negli Stati Uniti, in Belgio, In Germania, In Inghilterra a cercare di conquistarsi una vita migliore.

Non è questo il caso: le foto raccontano la realtà dei migranti nelle azioni che regolano la loro vita una volta soccorsi nelle acque del Mediterraneo, dalle immediate ore che seguono l’arrivo fino alla loro quotidianità nei centri di accoglienza e nelle strade della città, con un intento documentario quasi didattico, per istruire con chiarezza chi non sa e immergerlo realmente nella paura, nello smarrimento e nella speranza di questi viaggiatori senza patria.

La scelta del bianco e nero si rivela efficace sia per l’aspetto giornalistico che per quello narrativo perché aiuta a fissare il concetto e raccontare il dramma nella sua interezza senza le inevitabili distrazioni del colore.

Non ci sono parole nuove per descrivere l’odissea dei tempi moderni, né forse può esistere un’immagine così forte da scuotere il torpore e destare l’attenzione se non per qualche attimo. Va lasciato alla capacità di ciascuno di testimoniare consapevolmente e documentare l’epoca di transizione che viviamo, diventando portatori di contenuti da condividere e perseguendo ideali di uguaglianza, rispetto e civiltà da raggiungere, consolidare e garantire a tutti.

Il prezioso lavoro di Roberto Pili ci aiuta a verificare le notizie, a raccogliere informazioni da trasmettere, a dare un volto e una voce, seppure muta, ad una moltitudine di vite trascinate dagli eventi e destinate all’oblio se non tutelate con ogni mezzo a disposizione, primo fra tutti la nostra coscienza.

Giacomo Pisano

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la banalità del male

In questi giorni si parla molto della cosiddetta “Banalità del male” in riferimento all’uscita del film su Brunhilde Pomsel, segretaria di Joseph Goebbels, che anche nelle più recenti interviste ha dichiarato che il suo capo era affabile e pieno di spirito. Nessun accenno al fatto che questo simpaticone le facesse trasmettere continui ordini per deportazioni e massacri essendo Ministro della propaganda nazista.

Ora, senza scomodare il periodo buio dell’umanità e un argomento enorme come l’Olocausto, guardando al quotidiano vedo talmente tante cose che vanno banalmente male da indurmi a riflettere sul fatto inequivocabile che la dittatura è figlia dell’ignoranza e del malcontento, un’accoppiata oscena che genera mostri. E i nostri giorni da basso impero sono pieni di entrambi gli ingredienti.

E quindi eccoci alla nostra quotidianità fatta di grandi danni come l’elezione negli Usa di un presidente razzista e suprematista che erge muri per tenere fuori gli immigrati senza rendersi conto (o forse peggio rendendosene conto e praticando una complicata manovra suicida) che sono il motore dell’America e lo sono sempre stati.  Me non sono solo i fatti d’Oltreoceano a destare sgomento ci sono anche le gioie nostrane che, pur non regalando perle di portata planetaria, vanno menzionate perché meritano: il sempre attivo Salvini inneggia di continuo all’odio e all’intolleranza, ad esempio.

Ma ci sono anche cose molto meno gravi che però reputo ugualmente da non sottovalutare perché facenti parte di una architettura sballata: Il guru/comico Grillo che appoggia apertamente personaggi come Putin e Trump, sui quali si possono spendere pagine di aggettivi negativi, per poi tentare invano di scaricare la colpa sulla traduttrice francese che lo ha intervistato.

Sono cose sbagliate no? Banalmente sbagliate, quindi insomma, forse Goebbels era davvero un uomo gentile che salutava tutti in ufficio.

Bisogna stare vigili perché è vero che il Male è banale, è male desensibilizzarsi, è male non informarsi, è male chiudere gli occhi e non esprimersi. E se anche questi miei pensieri semplici e banali, appunto, non fanno alcuna differenza per il mondo la fanno per me, sono una traccia del mio diniego e della mia umanità che rifiuta questi fascisti, furbetti, servi di sistemi corrotti che credono siamo tutti imbecilli.

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